Somatic Experiencing®

Un percorso che parte dal corpo, senza forzarlo

A volte hai già capito molte cose con la mente, ma il corpo continua a restare in allerta, a spegnersi o a reagire come se il momento difficile fosse ancora presente. Non gli chiediamo di cambiare subito. Prima osserviamo cosa sta succedendo, con tempo e rispetto.

Somatic Experiencing® è l'approccio con cui lavoro per portare attenzione a sensazioni, orientamento, movimento e risorse del presente, cercando più possibilità di presenza e scelta senza dover raccontare o rivivere tutto ciò che è accaduto.

Leggi le risorse

Partire da ciò che è disponibile

Non è necessario raccontare tutto o trovare subito le parole giuste. Possiamo iniziare dalla stanza, da un appoggio, da un movimento o da una sensazione che in quel momento sia possibile osservare.

Rispettare i tuoi tempi

Il lavoro procede per piccoli passaggi. Non serve entrare più a fondo solo perché “dovresti”: possiamo fermarci, tornare fuori, cambiare direzione e ascoltare ciò che è sostenibile adesso.

Aumentare le possibilità

L'obiettivo non è avere un sistema nervoso sempre calmo. Il lavoro può sostenere più flessibilità: accorgerti di ciò che succede e avere un po' più di scelta nel modo in cui rispondi.

Cos'è Somatic Experiencing®

Somatic Experiencing® è un approccio orientato al corpo sviluppato da Peter A. Levine. Porta attenzione a come stress ed esperienze difficili si esprimono nel sistema nervoso e utilizza, tra gli altri strumenti, sensazioni corporee, orientamento, movimento e risorse presenti nel qui e ora.

Somatic Experiencing® viene integrato in professioni e contesti diversi. Nel mio lavoro lo utilizzo dentro il mio ambito professionale, senza trasformare ogni sintomo in “trauma” e senza usare il corpo come una prova diagnostica. Mi interessa soprattutto osservare cosa cambia quando arriva più appoggio, tempo e possibilità di scelta.

Dentro una sessione

Cosa facciamo, concretamente

Non esiste una sequenza identica per tutti. Una sessione può essere molto semplice e, soprattutto, non richiede di andare subito verso ciò che fa più male.

Ci orientiamo

Possiamo iniziare guardando la stanza, sentendo un appoggio o riconoscendo che cosa, in quel momento, dà anche solo un minimo senso di stabilità. Prima di entrare dentro, lasciamo che il corpo veda dove si trova.

Notiamo senza inseguire

Una tensione, un respiro, un calore, la voglia di muoversi: restiamo con ciò che emerge solo per quanto è utile. Non dobbiamo intensificarlo né arrivare a una spiegazione.

Ci muoviamo tra esperienza e risorsa

Se qualcosa diventa troppo, non è un fallimento. Possiamo tornare a un appoggio, alla stanza, al movimento o a qualcosa che rende l'esperienza più sostenibile. La gradualità fa parte del lavoro.

Lasciamo tempo all'integrazione

Osserviamo se qualcosa cambia: il respiro, la postura, lo sguardo, la capacità di stare presente. Non cerchiamo un effetto spettacolare. A volte il cambiamento è piccolo, ma riconoscibile.

Quando può avere senso

  • • Quando ti senti spesso in allerta e fai fatica a fermarti davvero.
  • • Quando ti senti spenta, distante dal corpo o dalle emozioni.
  • • Quando noti che periodi di stress cambiano il modo in cui il corpo reagisce e recupera.
  • • Quando hai già compreso molto a livello mentale, ma alcune reazioni continuano a ripresentarsi.
  • • Quando desideri costruire una relazione più presente e meno forzata con il corpo.

Cosa non ti chiedo di fare

  • • Non devi ricostruire tutta la storia o raccontare dettagli che non vuoi raccontare.
  • • Non devi restare dentro una sensazione quando diventa troppo.
  • • Non dobbiamo ottenere una catarsi o una grande scarica perché una sessione “funzioni”.
  • • Non leggiamo ogni sintomo fisico come prova di trauma o di disregolazione.
  • • Non cerchiamo di renderti sempre calma: cerchiamo più possibilità di orientarti e scegliere.

Come si svolge un percorso

1. Partiamo dal presente. Mi racconti ciò che oggi per te è importante, con il livello di dettaglio che senti possibile.

2. Osserviamo insieme. Notiamo segnali corporei, orientamento, movimento e ciò che offre sostegno, senza trasformarli in un test da superare.

3. Procediamo per piccoli passi. Ci avviciniamo e ci allontaniamo da ciò che è difficile in modo che il lavoro resti gestibile.

4. Guardiamo cosa cambia nella vita quotidiana. Il punto non è essere bravi in seduta, ma avere un po' più di presenza e scelta fuori dalla stanza.

Il posto degli altri percorsi di cura

Il lavoro somatico non sostituisce una valutazione medica quando ci sono sintomi fisici nuovi, persistenti o importanti e non sostituisce psicoterapia o cure psichiatriche quando sono necessarie.

In alcuni momenti può affiancare altri percorsi. In altri, la cosa più corretta è partire da un altro professionista. Non ho bisogno che tutto rientri nel mio lavoro perché il tuo percorso abbia senso.

Online e in presenza

I percorsi individuali possono svolgersi online in videocall o in presenza. Le sessioni durano in genere 60–90 minuti e la frequenza viene concordata in base alla fase del percorso e alle tue necessità.

Possiamo capire insieme se ha senso partire da qui

La chiamata conoscitiva è uno spazio semplice per raccontarmi cosa stai cercando e fare le domande che ti servono, senza alcun obbligo di iniziare un percorso. Non serve sapere già come spiegare ciò che senti.