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Trauma

Perché è difficile sentire il corpo dopo un trauma

Dopo un trauma o un'esperienza molto stressante può diventare difficile sentirsi presenti nel corpo. Capire disconnessione e dissociazione senza trasformarle in un'etichetta.

Eva Verderone · Somatic Experiencing® PractitionerPubblicato il 18 gennaio 2025Aggiornato il 24 agosto 202610 min di lettura

Contenuto informativo scritto da Eva. Le fonti principali e i limiti del contenuto sono indicati nell'articolo.

"Non sento più nulla." "È come se il mio corpo non fosse davvero mio." "Vivo nella mia testa e il resto di me è lontano."

Dopo esperienze traumatiche o molto stressanti alcune persone descrivono proprio così il rapporto con il corpo: meno presenza, sensazioni attenuate, difficoltà a riconoscere emozioni o momenti in cui il mondo sembra distante. Questa esperienza può avere a che fare con la dissociazione, ma non ogni forma di disconnessione dal corpo significa automaticamente avere un disturbo dissociativo o un PTSD.

Cosa può succedere al corpo dopo un trauma

Di fronte a una minaccia il corpo può aumentare attenzione, frequenza cardiaca, tensione e disponibilità all'azione. In altri momenti può comparire immobilità o una sensazione di distacco. Queste risposte fanno parte dei sistemi con cui l'organismo cerca di affrontare situazioni percepite come pericolose o travolgenti.

Dopo che l'evento è finito, alcune persone tornano gradualmente al proprio equilibrio; altre continuano a sperimentare allerta, evitamento, ricordi intrusivi, distacco o difficoltà a sentirsi presenti. Non esiste una sola reazione "corretta" al trauma e non tutto ciò che segue un evento difficile diventa un disturbo post-traumatico.

Nel lavoro somatico uso spesso il linguaggio del sistema nervoso perché aiuta a osservare ciò che succede senza giudicarlo. Ma parlare di "energia di sopravvivenza intrappolata" è una metafora clinica, non una sostanza o un meccanismo biologico che possiamo misurare direttamente.

Dissociazione: quando sentirsi lontani diventa una forma di protezione

La dissociazione può includere esperienze diverse: sentirti separata dal tuo corpo, percepire il mondo come irreale, avere vuoti di memoria o sentirti come se stessi osservando te stessa dall'esterno. Nel PTSD esiste anche un sottotipo dissociativo, caratterizzato soprattutto da depersonalizzazione e derealizzazione.

Per alcune persone il distacco può funzionare come una risposta che riduce l'impatto di un'esperienza troppo intensa. Questo non significa però che ogni dissociazione sia sempre una strategia utile o che abbia una sola causa. Se il distacco è frequente, intenso o interferisce con la vita quotidiana, vale la pena parlarne con un professionista della salute mentale.

Se ti interessa la differenza tra freeze, dissociazione e sentirsi "spenta", trovi un approfondimento dedicato in Freeze e dissociazione.

Come può apparire la disconnessione dal corpo

Non esiste una lista diagnostica valida per tutti, ma alcune persone dopo esperienze difficili raccontano:

  • Intorpidimento emotivo o corporeo — fatica a distinguere sensazioni o emozioni.
  • Vivere molto "nella testa" — pensare continuamente e accorgersi poco del corpo.
  • Derealizzazione o depersonalizzazione — sentirsi strani, distanti da sé o dal mondo.
  • Ipervigilanza — controllare continuamente ambiente e persone, faticando a rilassarsi.
  • Rapporto difficile con il contatto — alcune forme di tocco, vicinanza o intimità possono risultare troppo intense.
  • Difficoltà ad accedere al piacere — non necessariamente assenza totale, ma sensazione che ciò che è piacevole arrivi "meno".

Tensioni, dolore, stanchezza o disturbi del sonno possono accompagnare periodi di stress, ma sono sintomi aspecifici: non vanno attribuiti automaticamente a un trauma senza una valutazione adeguata.

Come ritrovare il corpo senza forzarlo

Quando il corpo è diventato un luogo difficile da abitare, chiederti di "sentire tutto" può essere troppo. Spesso è più utile iniziare da esperienze piccole e tollerabili: il peso dei piedi, una superficie che sostiene la schiena, un colore nella stanza, un movimento delle mani, un suono che non richiede attenzione intensa.

Il principio che uso è la gradualità. Non bisogna rivivere un'esperienza traumatica per dimostrare che la si sta elaborando.

Somatic Experiencing® e trauma: cosa possiamo dire con precisione

Somatic Experiencing® è un approccio centrato sul corpo che lavora con sensazioni, orientamento, movimento e risorse. Nel mio modo di utilizzarlo l'obiettivo è ampliare gradualmente la capacità di restare presente a ciò che accade, senza spingere la persona oltre ciò che riesce a tollerare in quel momento.

Quali segnali di cambiamento osservare

Più che cercare una grande "liberazione", può essere utile accorgerti di cambiamenti piccoli e concreti:

  • riesci a notare una sensazione senza sentirti immediatamente sopraffatta;
  • riconosci prima quando stai andando in allerta o ti stai allontanando;
  • hai più scelta tra restare, muoverti, chiedere una pausa o dire di no;
  • alcune esperienze piacevoli diventano un po' più accessibili;
  • riesci a tornare al presente più facilmente dopo un momento difficile.

Il percorso non è necessariamente lineare. Il fatto che un giorno sia più difficile non cancella ciò che hai costruito nei giorni precedenti.

Quando chiedere aiuto

Se depersonalizzazione, derealizzazione, vuoti di memoria, flashback, incubi, forte evitamento o altri sintomi interferiscono con la tua vita, è importante una valutazione professionale. Il lavoro somatico può essere una possibilità, ma non dovrebbe sostituire una diagnosi o un trattamento clinico quando sono necessari.

Se invece vuoi capire semplicemente se un percorso corporeo può aiutarti a ritrovare più presenza e contatto con te stessa, possiamo parlarne in una prima conversazione.

Riferimenti: Hansen M. et al. (2022), systematic review and meta-analysis on the dissociative subtype of PTSD. · Vermetten E. et al. (2018), review on clinical and neurobiological features of dissociative PTSD. · Brom D. et al. (2017), randomized controlled study of Somatic Experiencing® for PTSD. · Kuhfuß M. et al. (2021), scoping review of Somatic Experiencing®.

Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione medica o psicologica.

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