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Freeze

Quando ti senti spenta o distante: capire freeze e dissociazione

Sentirti in automatico, distante dal corpo o dalle emozioni può avere significati diversi. Una guida a freeze e dissociazione senza trasformarli in un'etichetta unica.

Eva Verderone · Somatic Experiencing® PractitionerPubblicato il 12 febbraio 2025Aggiornato il 25 agosto 202610 min di lettura

Contenuto informativo scritto da Eva. Le fonti principali e i limiti del contenuto sono indicati nell'articolo.

Non è sempre tristezza. Non è sempre ansia. A volte è più simile a un'assenza: guardi le persone, il lavoro, la vita e senti come un vetro tra te e ciò che succede.

Potresti fare tutto quello che devi fare e sembrare presente dall'esterno, mentre dentro ti senti spenta, distante dal corpo o dalle emozioni. In ambito somatico molte persone descrivono questa esperienza con la parola freeze.

È un linguaggio utile per dare un nome a ciò che senti, ma non è una diagnosi. Sensazioni simili possono comparire in risposta allo stress e al trauma, nella dissociazione, nella depressione, nell'esaurimento o anche in condizioni fisiche che meritano una valutazione specifica.

Cos'è davvero la risposta di freeze

Di fronte a una minaccia il nostro organismo può mobilitarsi, fermarsi per raccogliere informazioni o, in condizioni estreme, entrare in forme di immobilità difensiva. La ricerca sulla tonic immobility, per esempio, descrive una risposta involontaria che può comparire quando una persona percepisce forte paura e impossibilità di fuga.

Nella vita quotidiana, però, la parola "freeze" viene spesso usata in modo più ampio per descrivere blocco, torpore, distacco o difficoltà ad agire. Queste esperienze sono reali, ma non significa che condividano tutte lo stesso meccanismo fisiologico.

La teoria polivagale offre un modello clinico per leggere mobilitazione, connessione e immobilizzazione. Può essere utile nel lavoro somatico, ma attribuire ogni stato di spegnimento a una specifica "attivazione del vago dorsale" va oltre ciò che oggi possiamo affermare con certezza. Se vuoi approfondire questa distinzione, trovi una spiegazione più ampia nell'articolo sul sistema nervoso autonomo.

"Freeze funzionale": un'espressione utile, non una diagnosi

Online si incontra spesso l'espressione freeze funzionale per descrivere chi continua a lavorare, parlare e occuparsi degli altri ma sente dentro una forte disconnessione. È un modo intuitivo di raccontare un'esperienza, non una categoria diagnostica standardizzata.

Le persone che usano questo termine descrivono spesso:

  • emozioni attenuate o difficili da raggiungere;
  • sensazione di essere "in automatico";
  • brain fog e difficoltà a concentrarsi;
  • corpo percepito come distante, pesante o poco presente;
  • energia bassa e fatica a iniziare le cose;
  • ritiro sociale o bisogno di ridurre gli stimoli.

Questi segnali non dimostrano da soli che il sistema nervoso sia in uno specifico stato vagale. Una revisione sistematica sugli stati dissociativi legati al trauma, per esempio, non ha trovato un profilo autonomico coerente e unico tra frequenza cardiaca, pressione e altri marker fisiologici.

Freeze, dissociazione e depressione: dove si sovrappongono

Sentirti distante da te stessa o dal mondo può assomigliare alla dissociazione: depersonalizzazione, derealizzazione, sensazione di essere scollegata dal corpo o di osservarti da fuori. Anche apatia, perdita di interesse, rallentamento e ritiro possono comparire nella depressione.

Per questo non è corretto dire "se ti senti spenta non è depressione, è freeze". Le esperienze possono sovrapporsi e una persona può avere più fattori contemporaneamente. Nemmeno la depressione si riduce a un semplice problema di serotonina o dopamina.

Se questo stato dura, interferisce con il lavoro o le relazioni, oppure senti di non riuscire più a riconoscerti, una valutazione con un professionista della salute mentale può aiutarti a capire cosa stai vivendo senza dover scegliere da sola un'etichetta.

E i sintomi fisici?

Stress e trauma possono influenzare sonno, energia, digestione, tensione muscolare e percezione corporea. Ma temperatura bassa, pressione bassa, vertigini, disturbi intestinali o stanchezza non sono "prove" di freeze e non vanno attribuiti automaticamente al nervo vago.

Se hai sintomi fisici persistenti o nuovi, è importante parlarne con il medico. Il lavoro sul sistema nervoso può essere una parte del quadro, non una scorciatoia per saltare una valutazione sanitaria.

Come uscire dal freeze: partire da poco

Quando ti senti molto distante o bloccata, l'obiettivo non è "attivare il vago" né costringerti a sentire di più. Può essere più utile cercare piccole esperienze di presenza che il corpo riesce a tollerare.

  • Orientamento. Lascia che gli occhi esplorino lentamente la stanza e nota tre cose neutre o piacevoli. Non devi convincerti di essere al sicuro: stai semplicemente raccogliendo informazioni dal presente.
  • Micromovimenti. Muovi dita, piedi, spalle o cambia leggermente appoggio. Se un grande movimento è troppo, partire da pochi millimetri va bene.
  • Contatto sensoriale. Nota il peso del corpo sulla sedia, la consistenza di un tessuto, una temperatura confortevole o il contatto dei piedi con il pavimento.
  • Ritmo e prevedibilità. Una camminata tranquilla, una routine semplice o un movimento ripetitivo possono offrire un riferimento senza chiederti di "sentire tutto" insieme.
  • Co-regolazione. Stare con una persona con cui non devi performare, parlare lentamente o semplicemente condividere uno spazio può rendere più accessibile il ritorno alla presenza.

Se una pratica ti fa sentire più lontana, agitata o sopraffatta, non significa che la stai facendo male. Fermarti, aprire gli occhi, muoverti o cambiare esercizio può essere la scelta più regolativa in quel momento.

Quando il lavoro somatico può essere utile

Un percorso somatico può aiutarti a riconoscere più presto quando stai perdendo contatto con il corpo, esplorare segnali di attivazione e spegnimento e costruire gradualmente più possibilità di scelta. Non serve forzare il ricordo di ciò che è successo né produrre una reazione emotiva particolare.

È il modo in cui lavoro con Somatic Experiencing®: partire da ciò che c'è, dosare l'esperienza e rispettare i tempi del corpo. Se quello che hai letto ti somiglia e vuoi capire da dove partire, possiamo parlarne in una prima conversazione.

Approfondisci: Trauma e disconnessione dal corpo · Burnout e sistema nervoso · Come regolare il sistema nervoso

Riferimenti: Beutler S. et al. (2022), Trauma-related dissociation and the autonomic nervous system, European Journal of Psychotraumatology. · Messina Coimbra B. et al. (2023), systematic review and meta-analysis on tonic immobility and PTSD, Journal of Anxiety Disorders. · Matthijssen S.J.M.A. & de Boer M. (2026), The role of tonic immobility in trauma treatment, Acta Psychologica.

Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione medica o psicologica.

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